Dicono di noi

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Adriano Valerio

L’idea di un festival che ti permette di fare un film in una settimana. Di essere ospiti insieme ad altri registi a lavorare sodo per vedere i propri sforzi e le proprie visioni proiettate su uno schermo pochi giorni dopo l’inizio delle riprese. Due o tre amici mi hanno già chiesto se era aperto agli stranieri e mi hanno chiesto il contatto. E ben venga se il MonFilmFest potrà diventare ancora più internazionale. Personalmente ho partecipato ben due volte, ed è sempre stato una riscoperta del piacere di essere regista. Normalmente si passano mesi a compilare moduli, cercare location, incontrare attori, scrivere a produttori,… per poi avere una settimana di riprese che vola via ed in cui spesso la paura che un problema possa vanificare gli sforzi di mesi riduce a zero il piacere della creazione. Al MonFilmFest accade il contrario. è necessario affidarsi agli istinti, decidere in fretta, improvvisare, mettersi in discussione e trovare delle soluzioni. Essere costantemente creativi. Proprio i francesi negli anni sessanta parlavano dell’utopia di fare del cinema « come si scrive una poesia ». Ecco, per una volta credo che la lezione l’abbiamo imparata meglio noi. Adriano
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Luca Bottello

Caro Giuseppe, scusa il ritardo ma sono preso tra influenza e lavori vari, spero di aver capito ciò che hai chiesto e lo allego scritto sotto, nel frattempo sto realizzando video di gare in minimoto, cosa che poco ha a che fare con il video d’autore ma fa guadagnare qualcosina… sicuramente al TorinoFF ci saranno film interessanti ma come gli altri anni mi rifiuto di andarlo a vedere tu sei andato? c’è qualcosa di interessante a tuo parere? il mio problema è che mi viene il prurito solo al pensare a quell’ambiente, continuo a pensare che il panorama non dia delle opportunità ai giovani e a forza di decantare sempre gli stessi canoni si perda creatività, questo è triste ma non ho idea di come si possa cambiare tutto questo. ti abbraccio luca Nel panorama dei festival il MonFIlmFest si pone su un piano unico, in questo senso non soffre di concorrenza, con ritmi e tempi produttivi molto serrati crea un “ombrellone” protettivo che permette agli autori di confrontarsi con le proprie potenzialità di regista a tutto campo e con i propri ed inevitabili “limiti”. Confrontarsi con i propri limiti è importante e costruttivo allo stesso tempo soprattutto quando tutto questo viene realizzato in un ambiente che sostiene e unisce. La prima volta che ho partecipato al MonFilmFest, una volta terminato mi sono detto “mai più una maratona del genere”, la seconda volta “farei solo questo e non smetterei mai”. Questo fa capire l’ambivalenza della passione di questo festival, passione indispensabile per chi desidera fare questo difficile mestiere, che non tutti hanno e che questo festival esaspera diventando un punto di riferimento unico nel panorama fin troppo esteso di festival fatti di produzioni enormi e casting hollywoodiani. Provate a produrre un lungometraggio di un autore del MonFilmFest il risultato ci sarà, la sua selezione? Una garanzia! Luca Bottello
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Federico Mazzi

Ciao Beppe lascerò andare le parole per buttare giù un rapido commento al MonFilmFest. Mi viene in mente la parafrasi di un famoso jingle: “Il posto più morbido dove mettere L’OCCHIO” Per trovare una definizione più seria penso sia un’occasione imperdibile per dimostrare l’esistenza di un cinema indipendente, quando agli autori vengano forniti gli strumenti minimi per poterlo realizzare. Ma è anche il trionfo del Giocare Al Cinema in una stupenda cornice di accoglienza “familiare”, fatta di cibi gustosi, panorami mozzafiato, dove la competizione fa da stimolo nella conoscenza con altri colleghi e compagni di avventura. Insomma, si tratta di un’esperienza unica per ricordare a tutti noi, sul finire delle vacanze, prima di riprendere lo stress lavorativo, quanto sia bello raccontare le nostre storie, coccolati dalle sapienti mani di un novello Willy Wonka capace di accogliere nuovi autori nella sua fabbrica dei sogni, che per una settimana intera saranno al riparo dalle insidie del mondo esterno. Spero queste veloci riflessioni possano esserti utili. Un abbraccio. Federico
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Giovanni Rubino

Egregio Selva sono anni che partecipo al MonFilmFest come pure partecipo a quello di Fano o di Bellaria perché hanno indovinate formule di partecipazione per i videomakers selezionati in concorso. Il MonFilmFest è interessante sia (1) per la tematica del territorio sia (2) per i laboratori messi a disposizione in loco sia (3) come punto di incontro e scambio tra i partecipanti. Il MonFilmFest è attualmente fra le più stimolanti rassegne in Italia e in Europa e lo posso confermare per aver partecipato a concorsi a Berlino e a Lisbona. Spero di avere ancora qualche buona idea per potermi meritare il vostro invito a una prossima edizione. Per ora vi ringrazio di tutto (competenza, ospitalità, entusiasmo) un forte abbraccio. Giovanni Rubino- G.Rubino www.farememoria.it
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Federico Micali

Ciao Beppe seguono le due righe spero che possano andar bene e scusa il ritardo… Con la chiusura del film me ne ero completamente dimenticato! Un abbraccio e a presto
Per poter rispondere alla domanda su che cosa sia il MonFilmFest per un autore, bisognerebbe far immergere l’interlocutore nella realtà dei giorni delle riprese: un ambiente estremamente creativo e vivace dove l’interscambio di idee tra professionisti dei vari settori delle arti visive nasce sui set nel corso della giornata e prosegue la sera a cena o la notte in sala montaggio. Un autore normalmente cerca da un Festival la possibilità di confronto: sia con il pubblico sia con altri autori. In molti festival questa alchimia manca: troppo fugaci i momenti di incontro per poter avere dei riscontri reali. L’atmosfera di una grande troupe collettiva che lavora fianco a fianco rende invece reali e preziose le dinamiche che si creano durante i giorni di ripresa e proiezione del MonFilmFest. Che poi i film prodotti durante la lavorazione non rimangano fine a se stessi ma inizino a circolare con successo nel circuito di corti e docs è un valore aggiunto che testimonia la qualità complessiva di tutta l’operazione anche nei confronti di pubblico e addetti ai lavori. Federico Micali

Massimo Stella

Personalmente ritengo che il MonFilmFest sia stata un’esperienza straordinaria sia dal punto di vista dello stimolo alla creazione artistica sia da quello dell’interpretazione del momento culturale che stiamo vivendo. Dal punto di vista creativo è inutile dire che una situazione ludica ma di competizione contro limiti di mezzi e tempo sia in grado di favorire sia genio che ingegno.
Dal punto di vista dell’interpretazione del momento culturale è necessario segnalare che se il cinema è una fenomeno che si basa sulla tecnologia la mutazione di queste crea nuovi ambiti possibili che devono essere sperimentati e percorsi.
La possibilità oggi offerta dalle tecnologie digitali e quella di un cinema che può giungere ad un livello d’improvvisazione pari solo a quella del teatro e delle jam session jazzistiche.
L’introduzione del gioco di carte che elimina qualsiasi riferimento utile ad una preparazione e che mette gli autori davanti ad un ignoto da colmare in pochissime ore ritengo sia l’idea migliore avuta da Beppe Selva e dal suo gruppo siglando l’unicità e la straordinarietà, citata all’inizio, di questo evento dall’eccezionale valore.
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Michele Citoni

Partecipai al MFF nella “mitica” prima edizione del 2003. Anche se appena esordiente avevo già frequentato numerosi festival, ma il MFF mi attirò perché aveva poco a che fare con tutti gli altri. Ci sono moltissimi festival: un buon numero di questi sono semplicemente inutili; diversi sono meritori, perché promuovono il cinema e in particolare fanno circolare alcuni generi – come il documentario – che hanno poco spazio; ma solo nel MonFilmFest ho avuto l’esperienza di una fucina creativa. L’organizzazione non offriva passerelle né formalismi. Mentre presentava al pubblico le opere degli autori, contemporaneamente era impegnata con generosità a creare le condizioni in cui questi autori, nella settimana del festival, potessero creare nuove opere in piena libertà. Una formula felice, innovativa, un’azione intelligente con la quale un territorio investiva sulla cultura traendo da poche risorse nuove e diverse ricchezze. Negli anni successivi, affrontando molte difficoltà, gli organizzatori hanno continuato a portare avanti quell’idea. Spero che non si fermino e che ci incontreremo di nuovo.
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Domenique Talmon

Quand j’ai rencontré Adriano Valerio, un jeune réalisateur qui est depuis resté mon ami, au festival d’Aix en Provence en 2007 où nous présentions chacun notre film du moment en compétition, je ne me doutais pas que cela allait m’amener quelques années plus tard à rencontrer Giuseppe Selva et “L’Associazione Immagina”. Au printemps 2009, Adriano, qui y avait déjà participé, m’a demandé si j’étais partant pour participer au “MonFilmFest, Giochi di Cinema”, à Casalborgone TO. Je ne savais pas la chance qui m’allait être donnée de vivre une expérience de cinéma exceptionnelle et qui allait me marquer pour longtemps. Le principe de “MonFilmFest” est simple: une semaine, un scénario, un film. Dans le parcours d’un jeune réalisateur il y a beaucoup d’inconnues, de doutes, de personnes à convaincre, d’argent à trouver pour arriver enfin à faire SON film. Dans ce parcours qui dure souvent plusieurs mois voir plusieurs années, on perd souvent des plumes, on fait des compromis, on hésite, on abandonne parfois. Et quand on a la chance d’arriver au bout, on se rend parfois compte qu’on a oublié en route une part de sa sincérité, de son enthousiasme. Dans le pari de Giuseppe Selva, en mettant à leur disposition avec “Immagina”, du matériel de montage, l’hébergement, et son savoir faire pour suivre les sept équipes en compétition, il y a la volonté de libérer toute cette énergie, cet enthousiasme, pour amener les réalisateurs à faire un film, LEUR film. Quand je suis arrivé à Casalborgone, ne parlant pas italien, avec un acteur Francais, un scénario dont j’avais eu l’entière liberté d’écriture, une caméra empruntée à des amis fournisseurs à Paris, une équipe et des comédiennes recrutés sur place, je n’y croyais pas vraiment!! Puis le samedi à 11h précise, Giuseppe nous a dit : “allez y, tournez, tournez votre film, vous avez carte blanche mais n’oubliez pas la règle, rendez vous dans une semaine pour la projection!! Ca peut paraitre bizarre, mais alors que la plupart d’entre nous se serait dit dans un contexte de production normale “on n’y arrivera jamais”, l’enthousiasme et l’amour du cinéma de Giuseppe et de son équipe fait que l’on trouve ca tout à fait possible!! Et voilà comment pendant une semaine j’ai expérimenté ce qui reste à ce jour ma plus belle expérience: braver toutes les difficultés, la fatigue, la réécriture pour adapter au jour le jour un scénario à la réalité des décors sur place, les problèmes techniques dû au matériel restreint, les barrières de la langue,… Mais aussi ressentir ce que cela veut dire de faire un film: raconter une histoire! Et le faire coûte que coûte parce que c’est là que l’on veut arriver : transmettre son histoire aux autres, quoi qu’il arrive et avoir fini…. pour le SAMEDI 11H et la projection finale!! Et on n’y arrive!! enfin je crois. J’ai réalisé au court du MonFilmFest 2009 le film “Non Ci Dimentico” auquel le jury du festival a décerné le prix du scénario et je peux dire que j’étais fier avec mon équipe et les comédiens d’avoir réussi ce chalenge. J’ai depuis commencer à apprendre l’italien de façon intensive, bien décider à revenir tourner du coté de l’Italie!
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Francesca Tosca Donato

La mia esperienza con il MonFilmFest ha segnato poco meno di 5 anni della mia vita. Vi ho partecipato in più occasioni e con molteplici funzioni: come filmmaker, come collettivo, nelle competizioni ufficiali e nelle sezioni speciali. L’esperienza umana è stata unica: questo festival rappresenta un’autentica novità nell’ambito dei festival più tradizionali, e mette in gioco il talento dei singoli partecipanti regalando un occasione di scambio professionale e umano davvero eccezionale. I team si confrontano in un tempo che normalmente nemmeno si dedica a una mini-produzione, creando, girando e ultimando un progetto che si avvale di location memorabili. Il contatto con la gente del posto riserva le migliori sorprese, e la disponibilità di tutti quanti ha dell’incredibile. Negli anni ho avuto modo di rivedere colleghi e amici che confermano che il mondo dei filmmaker è davvero piccolo, e solitamente le nuove conoscenze si sono poi trasformate in amicizie e, in alcuni casi, in solide collaborazioni. L’universo festivaliero delle proiezioni e degli incontri si arricchisce nel MFF di una rara qualità: la pratica e lo scambio professionale in loco, cose che normalmente non si verificano in un festival tradizionale. Il che ovviamente regala molto, ma davvero molto di più , oltre al fatto che in una settimana un artista viene lasciato con la possibilità di creare un prodotto vendibile. Accade quindi la formula magica del ‘mecenate’, il sogno di ogni artista: libero dai doveri del quotidiano, un filmmaker trova nel MFF, per un’intera settimana, una madre, una nutrice, un guardiano che occupandosi di lui lo lascia libero di inventare, creare, produrre. Se ancora non avessi manifestato sufficiente entusiasmo, posso aggiungere che nel corso della mia carriera, che mi ha portato fino a Los Angeles, la mia esperienza con il MFF resta uno dei pochi ricordi di puro genio italiano, e il signor Beppe Selva, in qualità di creatore e sviluppatore di un progetto così innovativo e funzionale, merita molto più  della mia riconoscenza, in particolar modo per essere in grado di portare avanti una visione e un’idea che sono il nutrimento fondamentale per coloro che ancora credono nella forza delle immagini. Da emigrante forzata, posso infine dire che se nel mondo ci fossero più Beppe Selva, lo scenario cinematografico italiano godrebbe forse di un respiro differente, in grado di competere con la scena internazionale.
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Susanna Martini

Ho partecipato anche io al MonFilmFest, ben due volte. La prima in quanto attrice e la seconda in quanto regista. Sono due modi di viverlo per molti aspetti diverso, ma uguale, dal punto di vista dello spirito collettivo. Il progetto, che sia il tuo, o quello di un altro, é, prima di tutto, una unione di esseri e di storie. La collaborazione, lo scambio, la solidarietà, l’amore per la poesia, l’amicizia, sono ciò di cui il MonFilmFest é fatto. E’ un grido immenso e appassionato, dell’essere umano, delle sue avventure comiche o tragiche, raccontate in una piccola manciata di giorni e di notti, spesso insonni. E’ un gruppo di belle, meravigliose persone, piene di attente maniere, che si preoccupano di far funzionare i gruppi invitati all’evento, con un susseguirsi di succulenti pasti preparati con amore e poesia e, serviti con sorrisi infiniti e occhi luccicanti di gentile intelligenza. Tutto é predisposto alla creatività spontanea, alla ricerca di un linguaggio proprio e “scomplessato”. Sono fortunata di avere potuto partecipare e di avere incontrato il MonFilmFest, un gruppo di resistenza poetica prezioso come l’aria!Ho partecipato anche io al MonFilmFest, ben due volte. La prima in quanto attrice e la seconda in quanto regista. Sono due modi di viverlo per molti aspetti diverso, ma uguale, dal punto di vista dello spirito collettivo. Il progetto, che sia il tuo, o quello di un altro, é, prima di tutto, una unione di esseri e di storie. La collaborazione, lo scambio, la solidarietà, l’amore per la poesia, l’amicizia, sono ciò di cui il MonFilmFest é fatto. È un grido immenso e appassionato, dell’essere umano, delle sue avventure comiche o tragiche, raccontate in una piccola manciata di giorni e di notti, spesso insonni. È un gruppo di belle, meravigliose persone, piene di attente maniere, che si preoccupano di far funzionare i gruppi invitati all’evento, con un susseguirsi di succulenti pasti preparati con amore e poesia e, serviti con sorrisi infiniti e occhi luccicanti di gentile intelligenza. Tutto é predisposto alla creatività spontanea, alla ricerca di un linguaggio proprio e “scomplessato”. Sono fortunata di avere potuto partecipare e di avere incontrato il MonFilmFest , un gruppo di resistenza poetica prezioso come l’aria!
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Federica Sabatino

Quella del 2010 è stata la mia seconda esperienza al MonFilmFest, la prima da regista. I giorni che si vivono a Casalborgone sono intensi ed indimenticabili: si fa cinema, ci si diverte, si viene a contatto con persone incredibili. Chi non vive questa esperienza non può capire quanto sia stimolante e unica. Nonostante sia una settimana decisamente intensa dal punto di vista lavorativo, la fatica si supera senza problemi, grazie al clima quasi familiare che si viene a creare tra le troupe e con i ragazzi di immagina, ospitali e disponibili.
Come dimenticare le giornate frenetiche di riprese e le nottate passate in sala montaggio, la ricerca all’ultimo minuto di attori tra la gente del paese, che si incuriosisce e partecipa volentieri a questi “giochi di cinema” e si sente orgogliosa quando si rivede sul grande schermo il giorno delle proiezioni.
Questo non è il classico festival per addetti ai lavori, ma un vero e proprio momento di scambio e di incontro, che riesce ad avvicinare al cinema anche chi non è interessato e ad unire i partecipanti in una sorta di grande troupe collettiva.
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Marta Zen

Caro Beppe, mi sono appena ripresa dai fasti festivalieri, volevo ringraziarti del clima che si respirava quest’anno e che sicuramente ha aiutato la nostra troupe a lavorare bene e in accordo. Elena è stata ospite generosissima e cara, Franco disponibilissimo, il cibo vegetariano ottimo! Insomma noi ci siamo molto divertiti e concentrati allo stesso tempo. La formula ribadisco è più che ottima, il livello alto. Credo solo che restringerei il campo di ripresa a Casalborgone e limitrofi senza includere Torino, la popolazione è ancora in parte molto lontana dallo spirito del festival e molto sospettosa e vedessero più gente girare sul posto forse si aprirebbero un po’ anche alla comprensione. Però capisco eventuali difficoltà dei registi. Ci sentiamo presto, grazie di questa occasione.
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Claudio Hughes

J’avais à peine entendu parler du Monfilmfest avant d’y participer en 2010. En arrivant à Casalborgone, je ne savais donc pas vraiment à quoi m’attendre et ma surprise a été d’autant plus grande. Dès le début je fus accueuilli chaleureusement et j’ai trouvé un Festival geré avec une grande fraternité. Ayant participé à “7 jours pour un film”, je n’ai malheureusement pas eu le temps d’aller voir les films projetés en parallèle mais je dois dire que jamais je n’avais pu tirer autant profit de mon temps que durant cette semaine. J’ai tourné et monté mon film, mais surtout vécu l’expérience formidable de partager une semaine unique avec mon équipe, les autres équipes qui tournaient en même temps que moi et l’équipe du Festival, toujours présente et rassurante, avec comme objectif de créer une ambiance créative, de tranquilité et d’échange. Chaque soir les dîners communs étaient une occasion rare de déstresser autour d’une cuisine savoureuse et d’un bon verre de vin et d’échanger avec des gens venus d’endroits et d’univers variés. Un vrai plaisir.
Après une semaine de nuits sans sommeil ou presque, j’ai pu finir mon film et j’étais fier d’y avoir réussi, mais je sais que cela n’aurait pas été possible sans le dévouement de mon équipe et l’aide généreuse des membres du staff, toujours présents pour nous soutenir.
Je ne sais pas si ailleurs dans le monde un autre Festival propose quelque chose de similaire mais ça m’étonnerait beaucoup. L’ambiance du MonFilmFest est tellement unique qu’elle se traduit par une créativité débordante dans toutes les équipes et ceci est précieux. J’espère, caro Giuseppe, que ton Festival aura une longue vie. Pour le bien du cinéma et des hommes.